sabato 6 luglio 2019

#DEMAGOGIA 2.0: LA POLITICA DEI NOSTRI GIORNI

ARTICOLO DI EUGENIO FLAJANI GALLI ESTRATTO DA ANANKE NEWSIL FARO 24CAVALIERE NEWS E RADIO AZZURRA.


Noi abruzzesi sappiamo bene cosa ci attenderà domenica prossima: il consueto appuntamento con le urne, che porrà la parola “fine” a un estenuante inverno di campagna elettorale, mai prima d’ora − almeno per le regionali d’Abruzzo − costruita così freneticamente sul web e che ha visto così prepotente l’affermazione della demagogia come mezzo di propaganda elettorale. Un mezzo che purtroppo convince decine e decine di milioni di elettori, finendo con il porre al governo proprio chi la demagogia l’ha utilizzata più sfrenatamente. E che continua a utilizzarla. Esempio lampante ne è la continua presenza dell’on. Salvini nella nostra terra: nelle strade, nelle piazze, nelle chiese, nei mercati...magari anche nel giardino di casa se questo serve per racimolare voti in più. Tutto appositamente pianificato per generare contenuti da dare in pasto alla rete, alimentando quella che oramai è una politica fatta sempre più di dirette Facebook, di storie Instagram, di hashtag vani e tweet sterili. Tutta apparenza a scapito della sostanza. Un’apparenza che porta a far partorire alla nostra mente semplici associazioni mentali del tipo “Salvini è venuto tante volte in Abruzzo, gli piace la nostra regione, va sempre ad incontrare la gente...mi pare una brava persona, allora perchè non dargli il voto?”. Ma il contrario della demagogia sono i fatti: a quel punto questa non regge più, finendo con lo sgretolarsi e farsi sostanza eterea come le tante chiacchiere che l’hanno generata. E di fatti se ne sono visti pochi, eccezione fatta per gli onnipresenti selfie: quelli non mancano mai negli incontri di Salvini con la cittadinanza, come se egli non fosse un ministro ma qualche sorta di VIP, di uomo di spettacolo. Ora, se fosse appunto un famoso attore o cantante o dj o calciatore o tronista, non ci si stupirebbe che si comportasse in quanto tale, ma dato che appunto è un ministro e vicepremier, ci si aspetterebbe quantomeno l’opportunità di instaurarci un dialogo da elettore a politico, anche uno molto semplice, ad esempio: “Quand’è che entrerà in vigore la flat tax, come era stata promessa in campagna elettorale l’anno scorso? Se il problema è l’assenza di fondi, perchè non ottenerli riscuotendo l’Ici che la Città Del Vaticano deve versarci per i suoi immobili siti in Italia?”, così come tante altre domande che parrebbe più che lecito poter porre a un ministro e vicepremier. Ma ciò non è possibile, poichè con Salvini ci si possono fare solo i selfie: non c’è dialogo, ma solamente apparenza. Sì, perchè i selfie − che vengono puntualmente postati sui social − contribuiscono a generare quel sentire comune, quella rappresentazione sociale del tipo “ma quant’è simpatico Salvini, quanto è disponibile! Sta sempre in mezzo alla gente, si vede che è uno di noi...votiamolo”. E guai a voler, dopo il fatidico selfie, cercare di instaurare un dialogo con Salvini: si viene prontamente allontanati dall’imponente dispiegamento di forze dell’ordine che gli fanno da scorta. Una scorta immensa, spropositata e mai vista al cospetto di nessun altro politico italiano, pari a un vero e proprio piccolo esercito personale. Pagato con i soldi di tutti noi cittadini. Soldi buttati se pensiamo che agli eventi ove va Salvini non sono accaduti mai scontri o tensioni degne di nota. Ieri, quando Salvini si è recato sul Belvedere di Giulianova per un comizio elettorale, il “vertice della tensione” era rappresentato niente di meno che da una flebile contestazione a mezzo di scritte sui muri, gesto effettivamente scorretto poichè è da incivili imbrattare così una città, ma tali scritte sono state prontamente ripulite dagli operai comunali in tempi da record, prima che Salvini arrivasse per il comizio. Peccato che la stessa efficienza non sia stata profusa per la pulizia di ben altre scritte, che imbrattano Giulianova oramai da ANNI e che non sono state MAI rimosse. Inoltre, c’è da aggiungere che esattamente una settimana prima del comizio di Salvini, a Giulianova era venuta anche l’on. Meloni − politica dal programma molto simile a quello del segretario del Carroccio − la quale era stata “scortata” da un’unica pattuglia dei carabinieri, a cui se ne erano aggiunte due della guardia costiera in quanto era venuta in visita del porto. Nonostante questo dispiegamento minimo di forze dell’ordine, anche qui nessuna tensione o scontro si è materializzato. Dunque è totalmente errato e demagogico affermare che un dispiegamento di forze dell’ordine, soprattutto se particolarmente vasto, può scoraggiare l’affermarsi di tensioni e scontri. Oltretutto Salvini, che stava tenendo il comizio su un palco sul Belvedere di Giulianova (posto dunque visibilissimo e altamente esposto), poteva anche essere un facile bersaglio da parte di eventuali cecchini celati dietro la finestra delle centinaia di case con vista sul Belvedere, e a questa remotissima evenienza nessun agente avrebbe potuto far fronte. Dunque questo eccessivo dispiegamento di agenti, interpretabile come al solito in maniera demagogica in termini di attività di sicurezza nei confronti di un ministro e dei cittadini presenti, si è rivelato del tutto inutile: il solito spreco all’italiana. Per quanto riguarda, poi, i contenuti del comizio di Salvini − peraltro durato pochissimo − questi non andavano oltre le solite affermazioni trite e ritrite (che ovviamente mi astengo dal tediarvi di riportare), intervallate da frasi fatte del tipo “in Abruzzo mi trovo molto bene, è tutto bello, si mangia anche bene”, insomma proprio gli stessi discorsi che farebbe qualsiasi uomo di spettacolo in una esibizione al cospetto dei suoi fan. Ma la captatio benevolentiae più sfacciata è stata data dalla sua scelta in tema di abbigliamento: Salvini ha infatti svolto il suo comizio con addosso la maglia del Giulianova Calcio, una maglia che per un tifoso vuol dire molto e pertanto troverebbe offensivo il vederla strumentalizzata addirittura a fini politici. Ora, potremmo pure chiudere un occhio su questo aspetto, chiuderne un altro sul fatto che un ministro e vicepremier faccia un comizio vestito alla stregua di un cabarettista di Zelig o Colorado, ma sulla presa in giro di fondo non possiamo chiudere nessun occhio, poichè un milanese doc il quale con Giulianova non ha mai avuto a che fare non può darla a bere a un’intera città fingendosene “amico” e recitando la parte di chi se ne è innamorato a tal punto da indossare anche la maglia della locale squadra di calcio. Oltretutto è noto a tutti che Salvini è un accanito ultras del Milan e molto probabilmente del Giulianova Calcio è venuto a conoscenza solamente ieri, in vista del comizio. Infine una curiosità: oggi il Real Giulianova ha subìto una cocente sconfitta per 4 a 1 contro il Matelica. Non è che il Salvini in stile ultras giuliese gli abbia portato un po’ di sfiga?

A questo punto potrei anche continuare citando altre decine di esempi di politica infarcita di demagogia, ma penso che questi enumerati fino ad ora bastano ed avanzano. Ovviamente qualunque elettore è libero di votare per qualsiasi candidato e partito, a patto però di sapere che quando la politica si infarcisce di demagogia, non si può più parlare di politica, ma di inganno, di truffa. Ai danni di noi elettori, di noi cittadini e di noi individui.

I SALOTTI DEL BENESSERE SBARCANO A GIULIANOVA


Il benessere è quello stato psicofisico che non dovrebbe mai mancare nella vita di ogni giorno, a prescindere dall’età, dalle condizioni socio-economiche e da quelle interindividuali. L’unico prerequisito per raggiungerlo e mantenerlo giorno dopo giorno? L’essere sempre adeguatamente informati e aggiornati sull’argomento, affinchè sia possibile evitare tutta quella serie di criticità che potrebbero minare il nostro stato di benessere, e seguire invece i preziosi consigli che i professionisti della salute possono dispensare per venire incontro alle esigenze, salutari, della popolazione abruzzese. É con questo intento che il Rotary Club Teramo Est, l’associazione culturale ἀγάπη - Caffè letterari d’Italia e d’Europa e l’AIP (associazione italiana di psicogeriatria) hanno deciso di dare vita ai “salotti del benessere”. Un ciclo di convegni che vede protagonista assoluta la salute in tutte le sue forme e sfaccettature, da quelle prettamente mediche, passando per quelle psicologiche e arrivando anche a toccarne i risvolti etici e sociali. “Sì, perchè la salute è un diritto fondamentale di ogni individuo, sancito anche dalla nostra Costituzione” afferma il prof. Antonio Lera, scrittore e neurologo dirigente medico dell’ASL di Giulianova, nonchè presidente del Rotary Club Teramo Est e dell’associazione culturale ἀγάπη - Caffè letterari d’Italia e d’Europa. “Ecco perchè ho deciso” − continua il prof. Lera − “di portare qui a Giulianova i salotti del benessere, a cui tutta la cittadinanza è cordialmente invitata a partecipare”. Ed è nella giornata di venerdì che si darà dunque inizio ai salotti del benessere, con l’interessante convegno “La salvaguardia del nostro organismo in una sana prevenzione cardiovascolare e psicologica: abitudini e risvolti emotivi”, che si terrà a partire dalle ore 16 all’interno del ristorante Inclusive Caffè di Giulianova Lido (tel. 0858027998) e che vedrà la partecipazione di noti medici e psicologi locali, tra cui − oltre al prof. Lera − anche il musicista e cardiologo dirigente medico dell’ASL di Teramo, dott. Ugo Minuti, e dello psicologo, psicosessuologo e autore giuliese, dott. Eugenio Flajani Galli. “Devo ammettere che non è per nulla semplice portare in una piccola realtà come la nostra eventi di questo calibro” − commenta il dott. Flajani Galli − “tuttavia abbiamo lavorato duramente per realizzare i salotti del benessere e proporli a costo zero sia per le amministrazioni locali sia per i cittadini stessi, e i risultati si vedono: i posti disponibili stanno terminando velocemente, dunque consiglio di contattarci il prima possibile ai numeri 3478335411, 3779005413 e 0858027998 prima che gli stessi si esauriscano definitivamente”. Tuttavia il dott. Flajani Galli poi rassicura: “Non vi preoccupate poichè, data la portata dell’evento, abbiamo appositamente selezionato un locale di grandi dimensioni e con un grande parcheggio gratuito, pertanto anche chi non si è prenotato potrà lo stesso partecipare al convegno, benchè comunque gli attestati di partecipazione non siano garantiti in quanto in numero limitato”. L’ingresso all’evento è infatti gratuito, così come l’assegnazione dell’attestato di partecipazione − seppur in numero limitato − e a seguire, per chi vorrà assaggiare le specialità culinarie dell’Inclusive Caffè, vi sarà la cena ufficiale dei salotti del benessere (a pagamento) in cui sarà possibile incontrare personalmente i relatori e interloquire con gli stessi sui temi del convegno. “Consiglio a tutte le persone interessate di venirci a trovare venerdì, per il semplice fatto che il benessere non è un optional: è un diritto a cui non è possibile rinunziare, e con i salotti del benessere sarete tutti in grado di rivendicare questo vostro diritto fondamentale” conclude il dott. Flajani Galli.

CURA − UNA PAROLA DEL NOSTRO TEMPO: A GIULIANOVA L’INCONTRO CON MARCO TRABUCCHI

ARTICOLO ESTRATTO DA LA NOTIZIACITY RUMORSLA NOTTE ONLINEABRUZZO LIVEEKUO,ANANKE NEWSABRUZZO NEWSIL FARO 24TM NOTIZIEIL POPOLO VENETOVERONA SERA,INFORMAZIONE.ITTHE DAILY CASESLA VOCE DEL CERRANOGAZZETTA DELLE VALLI E ALL NEWS ABRUZZO.


Chi lo dice che con gli anni che passano si vive male? Vivere bene si può. Anche a 100 anni. É quanto affermato sabato dall’illustrissimo prof. Marco Trabucchi, veronese tra i massimi luminari in tema di demenze, nonchè docente ordinario dell’Università di Roma Tor Vergata e presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria, ovvero la scienza che si occupa delle condizioni di salute psico-somatica della terza e quarta età. Un’affollata sala del loggiato sottobelvedere ha così accolto con grande piacere e interesse il convegno in cui il prof. Trabucchi ha fatto da Cicerone d’eccezione nell’illustrare i principi psicologici, fisiologici e biologici regolanti la terza e quarta età, ma anche e soprattutto nello svelare i segreti per affrontare e vivere meglio nonostante l’avanzare dell’età. Sì, perchè se ci si impegna sia sul lato pratico sia su quello teorico per definire compiti e scopi di relazioni efficaci, la cura può attivamente porsi come attività “salvifica” in vista di un miglioramento delle condizioni di vita dell’individuo, a prescindere dalla sua età anagrafica.
Il convegno, ideato e organizzato dal prof. Antonio Lera, in collaborazione con il Rotary Club Teramo Est, il Rotary Club Pescara Ovest Gabriele D’Annunzio, il Rotary Club Lanciano, il Rotary Club L’Aquila Gran Sasso e le associazioni culturali La Luna di Seb e Agape − Caffè Letterari d’Italia e d’Europa, ha inoltre concesso l’occasione al prof. Trabucchi di presentare l’ultimo dei suoi 20 libri, “CURA − UNA PAROLA DEL NOSTRO TEMPO”, focalizzato sulla cura delle problematiche prettamente legate alla terza e quarta età, con particolare riferimento alle patologie neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson...) e alle dirette conseguenze che possono derivare da tali condizioni mediche. Il testo presentato dal prof. Trabucchi ha suscitato da subito curiosità nel pubblico presente ed ha altresì ispirato gli ulteriori argomenti su cui ha vertito il convegno nelle persone di Antonio Lera, Eugenio Flajani Galli, Nicoletta Verì, Gaetano Luca Ronchi, Siriano Cordoni e Gioia Salvatore. Nello specifico il prof. Antonio Lera ha fatto da moderatore d’eccezione all’intero convegno, mentre il dott. Eugenio Flajani Galli − psicologo, psicosessuologo e autore giuliese − si è soffermato invece sugli aspetti mnemonici dell’invecchiamento, evidenziando il ruolo adattivo che le associazioni mnemoniche possono rivestire nell’aiutare la vita quotidiana degli individui “in là con gli anni”, ma anche le peculiarità proprie dello stile di vita della quarta età; gli altri relatori hanno infine disquisito del rapporto tra avanzare dell’età e stato di salute psicofisico.

Dopo la presentazione a latere del master in R.E.N.P., la serata si è conclusa in un simposio − ovvero una cena con dibattito relativo al convegno tenutosi in precedenza − a cui hanno partecipato i relatori tutti nell’incantevole cornice di Giulianova Lido. Una città le cui bellezze artistiche e naturali hanno molto colpito il prof. Trabucchi, il quale si è da subito “innamorato di una sì ridente e accogliente cittadina”.


L’ACQUA DI CHIARA FERRAGNI: PER PLACARE LA SETE DI APPARENZA E VANITÀ

ARTICOLO DI EUGENIO FLAJANI GALLI ESTRATTO DA ANANKE NEWSFIDELITY NEWS ED ULTIMA VOCE.


Non si tratta di acqua santa, non ha particolari benefici per la salute, non contenendo chissà quale principio attivo miracoloso, nè nessun’altra “sorpresa”. Non è, dunque, nemmeno amara...ma ciononostante costa. Otto euro al litro in supermarket. Insomma, è lo stesso prezzo che si può trovare nelle più famose discoteche di Ibiza, in cui si paga anche fino a 85 € per il solo ingresso. Si tratta dell’acqua di sua maestà la reginetta di Instagram Chiara Ferragni, una bibita (chiamarla “acqua” potrebbe suonare riduttivo) che deve il suo bel prezzo grazie alla griffe della ben nota influencer, la quale − da brava influencer − influenza persino il mercato delle acque minerali in bottiglia, arrivando a far pagare a peso d’oro un’acqua che di per sè non ha nulla di speciale. Però ha la griffe. Sì, la griffe “Chiara Ferragni”, con tanto di vistoso logo con fascinoso occhio azzurro glitterato in stile geroglifico. Ma non finisce qui: la straordinaria acqua minerale realizzata da Chiara Ferragni per Evian ha anche un packaging realizzato ad arte: sono infatti stampigliate sull’etichetta diverse “decorazioni” realizzate grazie a una ispirazione molto probabilmente nata in lei dal dover vedersi davanti, giornalmente, la vast(issim)a collezione di tatuaggi più o meno tribali, più o meno cartooneschi, più o meno guardabili, stampata addosso al marito. Questo nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore potrebbe trattarsi di un’ispirazione nata semplicemente a fronte della visione di scarabocchi realizzati dal figlioletto Leone in cerca di ispirazione. Ma tutto ciò basta e avanza per porre sul mercato un prodotto senza alcun valore commerciale, poichè l’acqua potabile ha un costo di produzione pari a zero e gli unici costi di rilievo che un’azienda produttrice d’acqua sostiene riguardano il confezionamento e la distribuzione del prodotto. Oltre naturalmente al marketing. Altrimenti chi sarebbe così suicida da pagare l’acqua otto euro al litro in un supermarket? Ecco, dunque, che entra in gioco il fattore VIP e l’influenza sociale che gli stessi possono esercitare. Un’influenza molto efficace, ma allo stesso modo di basso livello, in quanto non ha particolari argomenti a suo favore per influenzare atteggiamenti e condotte altrui. Però, dal momento che una persona che compra un’acqua di questo genere fa un ragionamento del tipo: “se è l’acqua della Ferragni allora qualcosa di speciale CI DEVE ESSERE PER FORZA” oppure “bere l’acqua della Ferragni FA CHIC E RENDE IMPORTANTI”, allora vuol dire veramente che è un tipo di influenza che funziona. Ponendo a modello quello della persuasione di Petty e Cacioppo, si direbbe che si tratta di un tipo di persuasione che intraprende una via periferica, cioè un tipo di via, di modalità comunicativa, per lo più extrarazionale, che dunque si basa su euristiche (ragionamenti molto semplici che si basano spesso su preconcetti e che vanno dritti al punto) e sentimenti. E quindi, se bevo l’acqua di Chiara Ferragni, mi sento anche io un po’ più VIP, indipendentemente dal fatto che sia lecito o meno pagarla otto euro al litro. Sì, perchè se dovessimo fare quest’altro ragionamento, molto più complesso e difficoltoso, dovremmo innanzitutto informarci − in materia d’acqua − a livello alimentare, quindi: quali sono le sostanze presenti in una data acqua? Quali sono quelle che fanno bene e quali quelle che fanno male? Mi farebbero bene oppure male in funzione del mio stato di salute e dei miei acciacchi? E, in ultimo, quanto può valere economicamente un’acqua di questo tipo? Ovviamente il 99,99% della popolazione non si porrebbe tutti questi interrogativi, preferendo lasciarsi convincere dalle varie pubblicità − molte delle quali con VIP che fanno da testimonial delle varie “acque della salute” − che la tal acqua è ottima poichè, ad esempio, è “l’acqua di Miss Italia” e bevendola ci si depura e si fa “plin plin”, oppure che si tratta dell’acqua scelta dalla Nazionale di Calcio e pertanto “fa sentire in forma”. Tutti slogan molto generali e superficiali, che però ovviamente non garantiscono di diventare belle come Miss Italia o in forma come dei calciatori della Nazionale di Calcio Italiana (e, dati i risultati recentemente collezionati da quest’ultima, non parrebbe nemmeno auspicabile bere la stessa acqua della Nazionale). Il discorso, ora, è che se le pubblicità di Cristina Chiabotto che esalta le proprietà “depurative e diuretiche” di Rocchetta, e di Alex Del Piero che sottolinea le qualità “toniche” (?) di Uliveto sono finalizzate a mettere in risalto presunti pregi salutistici di tali acque per mezzo di illustri VIP, con l’acqua Evian by Chiara Ferragni si passa ufficialmente il confine della razionalità, arrivando a indurre a comperare un’acqua per il semplice fatto che è promossa da Chiara Ferragni e c’entra (qualcosa) con lei. Vi sono il suo marchio e i suoi disegnini stampati sopra, è un po’ come se fosse un pezzo di lei. Bere questa acqua non serve affinchè faccia bene in un modo o nell’altro, ma poichè è trendy, è cool, è da ricchi. Soddisfa, insomma, la sete di apparenza e vanità. Un po’ come se bevendola si entrasse in contatto con Chiara, alla stregua di come si beve(va) il vino in chiesa:

“Prendete e bevetene tutti: questo è il calice dei miei guadagni, per i miei nuovi ed eterni followers, versato per voi e per tutti (quelli che se la possono permettere) in remissione dei mancati like. Fate questo in venerazione di me”.

Ma ora sorge spontanea una domanda: “Perchè non utilizzare la ben più comune, ecologica (perchè non vi sono spese di trasporto e imballaggio, essendo a km zero), economica acqua del rubinetto?”. Pur essendoci stato il referendum nel 2011 riguardante la privatizzazione dell’acqua, e nonostante abbia massicciamente vinto il sì per l’acqua pubblica, purtroppo non è cambiato tanto: l’acqua del rubinetto − che è anche maggiormente sicura di quella privata, essendo sottoposta a molte e più severe verifiche − è snobbata da larga parte del mercato, che preferisce invece quella in bottiglia, che però non ha nulla in più: semmai ha di meno dalla parte sua. Però una cosa in più ce l’ha, ed è il costo: dunque si tende a fare il ragionamento − erroneo − secondo il quale “se un prodotto costa di più, vale di più”, ma anche “se io valgo, devo comprare pure qualcosa che valga [cioè costi]”, quindi non ci si accontenta della bistrattata acqua del rubinetto. Ed ecco che in quest’ottica anche l’acqua di Chiara Ferragni vale. Otto euro al litro.

E mentre Fedez se la prende contro il Codacons, “reo” di aver puntato il dito contro il prezzo a cui viene venduta l’acqua Ferragni, c’è però una cosa importante da ricordare: tutta quella gente, al mondo, che l’acqua − non quella griffata, ma una semplice acqua pulita e potabile − se la può solo sognare.

CONVEGNO SU DISABILITÁ E SCUOLA

ARTICOLO ESTRATTO DA IL CENTRO.

Il quotidiano on line Anankenews.it, l’associazione di Pedagogia “Nuova Paideia”, insieme al Dipartimento Mesva (Medicina clinica, sanità pubblica, scienza della vita e dell’ambiente), organizzano un convegno nazionale dal titolo “Nuovi orientamenti nella disabilità a scuola, dalla diagnosi al trattamento condiviso”, rivolto sia agli studenti del dipartimento Mesva dell’Università dell’Aquila – valevole come attività Afo, attività formative opzionali – sia a educatori, assistenti sociali, psicologi, operatori sociali (valido come corso di aggiornamento). Il convegno è stato organizzato dal professor Gabriele Gaudieri, pedagogista, dalla dottoressa Silvana Di Filippo, assistente sociale e dal giornalista Massimo Mazzetti.
Il convegno si svolge domani in due sessioni – una mattutina dalle 9 alle 13 e una pomeridiana dalle 14 alle 17,30 – nel dipartimento Mesva blocco 11/A aula D2.30 primo piano, piazzale Tommasi a Coppito. Ecco i relatori e gli argomenti trattati: professor Enzo Sechi“La salute mentale in età evolutiva, programma riabilitativo, intervento terapeutico e modelli pedagogici nella salute mentale”; professore Antonio Lera “Il digitale e la best nel ragazzo con disabilità”; dottoressa Sara Frascarelli “Strumenti compensativi, misure dispensative e strategie dell’inclusione del bambino con disabilità”; dottoressa Teresa Di Meco “La digitalizzazione tra i ruoli del nuovo attivismo pedagogico”; professor Gabriele Gaudieri “L’ausilio della robotica per la facilitazione dell’apprendimento dei ragazzi autistici”; dottor Massimo Mazzetti “Normative recenti su bes e inclusione”; dottoressa Stella Chiavaroli “Ambienti multimediali nella disabilità motoria. Verso quale assistenza educativa inclusiva?”; dottor Riccardo Romandini “Disabilità in ambito scolastico, la persona prima di tutto”; dottor Eugenio Flajani Galli “Sessualità e disabilità”; operatrice accoglienza Sara Beltrame “Strategie di accoglienza e terapia sul piano transculturale dei giovani immigrati”; Marta Travaglini “Analisi sui prodromi del disagio adolescenziale”. Il convegno è valido per crediti formativi universitari.

UNA RETE...MORTALE − INTERNET E I PERICOLI PER I MINORI AL CENTRO DEL CONVEGNO “L’ADOLESCENTE, QUESTO SCONOSCIUTO!”

ARTICOLO ESTRATTO DA ANANKE NEWSIL FARO 24 E VOX PUBLICA.


Un argomento di particolare attualità del convegno “L’adolescente, questo sconosciuto!”, tenutosi nella giornata di ieri presso la sala convegni “Giacomo D’Antonio” dell’ospedale civile Maria Santissima dello Splendore e organizzato dall’associazione culturale Nuova Paideia in collaborazione con il Rotary Club Teramo Est, è stato affrontato dal dott. Eugenio Flajani Galli − psicologo, psicosessuologo e saggista giuliese − il quale ha esposto gli odierni rischi a cui i nostri figli vanno incontro utilizzando le nuove tecnologie digitali, istruendo e consigliando inoltre sulle strategie da adottare per prevenire (o risolvere) tale abuso informatico. I millennials, infatti, vivono l’abuso della tecnologia informatica senza realmente possederne consapevolezza, e ciò può avere un impatto (fortemente) negativo sulle attività più salienti della vita del minore, quali la scuola, le attività extrascolastiche, la socializzazione con i pari....Questo quadro psicologico si può anche esacerbare traducendosi in vera e propria dipendenza dall’utilizzo di internet, una condizione psicopatologica denominata IAD (internet addiction disorder) e in costante crescita nelle nuove generazioni. Ma anche più pericolosa è l’eventualità in cui il minore si trovi nella condizione di essere adescato da malintenzionati − in particolar modo pedofili − che ne fanno la conoscenza tramite i numerosi social e le numerosissime chat (gruppi Whatsapp, Telegram, Messenger...) e che inizialmente tendono a spacciarsi per dei loro pari, per poi invece avanzare pretese nei loro confronti e cercare di farne conoscenza allettandoli tramite varie promesse ed offerte di denaro o altri premi (iPhone, videogiochi, tablet, eccetera). L’adescamento dei minori non è tuttavia limitato alle app di messaggistica istantanea e ai social network, bensì può avvenire anche mediante le chat interne a numerosi videogiochi multiplayer online, ovvero a cui si può giocare connessi alla rete e con altri videogiocatori connessi in quel determinato istante...tra cui ovviamente ci possono essere anche i pedofili, che in tal modo utilizzano l’argomento videoludico come mezzo attraverso cui iniziare delle conversazioni con i minori per poi arrivare a chiedergli l’amicizia su Facebook, lo scambio di numeri di cellulare, e infine l’incontro reale al fine di poter “giocare insieme dal vivo”. Ma oltre al pericolo dei pedofili, i minori hanno da temere anche quello rappresentato da un determinato genere di coetanei: i cyberbulli. Essi sono così chiamati in quanto sono dei bulli che però utilizzano la tecnologia al fine di porre in essere le loro condotte bullizzanti: ad esempio schernendo pesantemente le loro vittime sui social, arrivando persino a minacciarli e vessarli in continuazione. Nella società moderna e industrializzata d’oggi è tra l’altro pressochè inutile la distinzione tra bulli e cyberbulli, in quanto qualunque bullo non si fa di certo scappare l’occasione di utilizzare la rete per bullizzare le sue vittime, a maggior ragione in quanto i social e le varie chat offrono una immensa cassa di risonanza per le bravate del bullo, che può contare dunque su una platea di spettatori potenzialmente di gran lunga superiore rispetto a quella che avrebbe commettendo le stesse azioni (solo) in ambienti più tipici come la scuola o il parco. E purtroppo il cyberbullismo è un fenomeno che fa male. Molto male. Infatti può portare fino al suicidio della vittima di tali “stalking informatici”, come evidenziano d’altra parte i numerosi casi di cronaca nera nazionali e internazionali. Infine c’è da sottolineare che i rischi per i minori non si limitano alla parte “visibile” della rete, ma sono presenti con particolare pericolosità nel deep web, ovvero l’insieme di quei siti che − a causa della loro peculiare struttura con cui sono realizzati − non sono direttamente rintracciabili utilizzando i normali motori di ricerca. Questo espediente viene adottato, nella quasi totalità dei casi, con l’apposito intento di realizzazione di siti internet idonei ad ospitare contenuti ed attività illegali quali vendita di oggetti proibiti (armi, sostanze stupefacenti, documenti falsi, eccetera), raket, circolazione di materiale pedopornografico, propaganda criminale/terroristica, e così via. Il deep web è tuttavia raggiungibile utilizzando un apposito software, Tor, che insatura una connessione internet idonea al raggiungimento dei contenuti ospitati dal deep web, un’operazione facilmente realizzabile dai teenager di oggi, i quali si destreggiano (apparentemente) senza problema alcuno nei meandri della tecnologia, ma senza nemmeno conoscere veramente quali rischi corrono passando così tanto tempo sulla rete. E il genitore che mette così candidamente nelle mani del proprio figlio uno smartphone, un computer, un tablet connesso alla rete lo sa quali sono i rischi che corre e come fare per contrastarli? Al giorno d’oggi ogni genitore dovrebbe avere chiaro il concetto che mettere nelle mani dei loro figli un device connesso a internet senza prima avergli illustrato i pericoli in cui potrebbe incorrere connettendosi al web, è come mettergli nelle mani le chiavi dell’auto senza prima avergli insegnato come si guida. Delle leggerezze che possono costare caro. Come a Carolina, quattordicenne di Novara suicidatasi a seguito delle costanti, perseveranti, vessazioni dei cyberbulli. O come a Chris, ragazzo inglese deceduto dopo 12 ore di gioco all’Xbox. O come a tutti gli altri millennials assuefatti dalla realtà virtuale, la cui esistenza è quotidianamente immersa nella imperante, onnipresente, rete, che oggi più che mai è tutto e significa tutto per loro. Nonostante certe volte gli arrivi a chiedere qualcosa in cambio: la vita.

I TEENAGER AL CENTRO DELL'ULTIMO CONVEGNO DEL ROTARY


Giulianova - Si è dibattuto a lungo sulla condizione odierna dei nostri figli: appena usciti dall’età dell’infanzia, benchè non ancora adulti, i teenager oggi rappresentano una sfida educativa per qualsiasi genitore, insegnante, educatore ed adulto che se ne occupi. Il convegno “L’adolescente, questo sconosciuto!”, organizzato dall’associazione culturale Nuova Paideia e in collaborazione con il Rotary Club Teramo Est, è stato di rilevanza nazionale per la città di Giulianova e per tutto l’Abruzzo, portando nella mattinata e nel pomeriggio odierni, un nutrito numero di professionisti nella sala convegni “Giacomo D’Antonio” dell’ospedale civile Maria Santissima dello Splendore. Psicologi, pedagogisti, avvocati e docenti universitari hanno offerto una visione multidisciplinare della condizione dei teenager, mettendone in risalto sia le caratteristiche e le peculiaità intrinseche sia i limiti e le attuali sfide in merito. Un argomento di particolare attualità è stato affrontato dal dott. Eugenio Flajani Galli − psicologo, psicosessuologo e saggista giuliese − il quale ha esposto gli odierni rischi a cui i nostri figli vanno incontro utilizzando le nuove tecnologie digitali, istruendo e consigliando inoltre sulle strategie da adottare per prevenire (o risolvere) tale abuso informatico. L’intervento del dott. Flajani Galli è stato preceduto − nella sessione pomeridiana − da quello dell’avvocato Rita Di Carlo, la quale si è occupata della tematica giuridico-legale, citando le principali norme in materia di tutela dei minori. Nella sessione diurna hanno invece preso parte i docenti dell’Università degli studi dell’Aquila Gabriele Gaudieri e Antonio Lera, i quali hanno rispettivamente parlato degli aspetti neurofisiologici del cervello adolescenziale − soggetto a importanti modificazioni plastiche macro e micro-strutturali − e della nuova condizione sociale della “generazione dei 2000”, che si trova oggi ad affrontare l’ardua sfida del continuo passaggio tra la realtà online e quella offline, e della conseguente loro differenziazione ed organizzazione.